Faro di Alessandria

Inaugurato nel 279 a.c. da Tolomeo II (285-247 a.C.), il Faro di Pharos – una delle Sette Meraviglie dell'antichità – era un'enorme torre per segnalazioni, costruita su un'isola nel porto orientale di Alessandria per aiutare i navigatori che transitavano nelle acque dell'insidiosa costa egiziana del Mediterraneo.
 
Il faro è tuttora avvolto da mistero, ma immagini comparsi in alcuni mosaici romani in Libia, su un vaso scoperto in Afghanistan e nella Basilica di San Marco a Venezia hanno permesso agli storici di dedurre che il faro era alto 150 m circa, con un basamento quadrangolare sul quale si aprivano piccole finestre, aveva un corpo mediano ottagonale e una sommità cilindrica. Pharos

La base quadrata serviva da alloggio per i lavoratori e da deposito per il carburante, il primo piano ottagonale serviva come struttura di appoggio, il terzo invece conteneva il meccanismo a lanterna, e reggeva un'enorme statua in bronzo di Poseidone, dio del mare.

Si suppone che l'edificio sia stato trasformato in faro nel I secolo d.C., ma le modalità del suo funzionamento sono tuttora sconosciute. Venne utilizzato per quasi 1000 anni, poi fu abbandonato durante l'occupazione araba.

Si ipotizza che nell'interno ardesse un fuoco alimentato a olio, la cui luce era riflessa da lastre di bronzo. Alcune testimonianze parlano di una "pietra trasparente" attraverso la quale si potevano vedere le navi invisibili a occhio nudo: gli alessandrini conoscevano già d’allora la lente!

La lanterna crollò nel 700 d.C. e in seguito il faro fu distrutto nel 1303, quando un terremoto sconvolse il Mediterraneo. Nel 1480 il sultano mamelucco Qaitbey ha riutilizzato le sue fondamenta per costruire la fortezza costiera che ne porta il suo nome. Di recente, degli scavi sottomarini hanno riportato alla luce blocchi di pietra che  potrebbero appartenere al Faro di Pharos e da un tempio dedicato a Iside che sorgeva nelle vicinanze.

Alessandria

Con i suoi eterni simboli, Alessandro Magno e Cleoparta, la rinomata Biblioteca e l’imponente Faro passato in rassegna tra le Sette Meraviglie del Mondo Antico, l'Alessandria dei tempi passati era una città straordinaria. Fu fondata nel 332 a.C. e prima di entrare in declino nel IV secolo d.C., arrivò persino a competere con Roma.

La Biblioteca di Alessandria raccoglieva in sé tutto il sapere del mondo antico, conferendo alla città l'apellativo di "luogo più colto della Terra". Gli antichi Alessandrini innalzarono un gigantesco faro allo scopo di magnificare la città, guidando al contempo le navi verso l’importante porto di Alessandria.

Lo skyline dei minareti di Alessandria, Egitto.

Con tutta la sua cultura e ricchezza, l'antica Alessandria oggi è quasi svanita. I suoi grandiosi templi e le sue istituzioni culturali furono rasi al suolo e bruciati dall'intolleranza dei cristiani, mentre l'abbandono e le calamtità naturali hanno fatto il resto: i terremoti hanno distrutto il palazzo reale ed il mare impietoso ha fatto crollare il faro.

Nel XIX secolo il pascià Mohammed Ali risollevò le sorti della città, collegando il porto di Alessandria al ramo sinistro del Nilo. L’apertura del mediterraneo fino al Cairo richiamò migliaia di viaggiatori europei giunti per gustare il nuovo fascino del luogo e dando vita all'atmosfera decadente descritta da scrittori come Lawrence Durrell o E.M. Forster. Anche questa epoca finì negli anni '50, quando la rivoluzione e la successiva presa di potere di Nasser mise in fuga gli stranieri.

Da quel momento Alessandria ha conosciuto una crescita demografica esplosiva, superando i 5 milioni di abitanti e occupando 20 km di costa, divenendo per grandezza la seconda città dell'Egitto. L'Alessandria del XXI secolo è una città moderna, caratterizzata da palazzoni, ingorghi, fast food e telefoni cellulari. Basta però scavare poco sotto la superficie e si trovano subito reperti antichi che meritano essere studiati dagli storici e visti dai turisti.

Biblioteca di Alessandria

La Grande Biblioteca di Alessandria, istituita all'inizio del III secolo a.C., subito dopo la fondazione della città, si suppone che conteneva oltre 500.000 testi. Secondo la leggenda, ogni vascello che entrava nella rada della città doveva consegnare tutti i manoscritti in suo possesso per essere copiati. Era la più grande biblioteca del mondo antico e attirava i migliori studiosi da tutte le part.

La Biblioteca faceva parte del Museion, "Dimora delle Muse" istituzione che precedeva le successive università. Fu qui che gli scienziati determinarono per la prima volta la circonferenza esatta del globo terrestre, disegnarono le mappe delle costellazioni ed effettuarono le prime operazioni sul corpo umano.

Le ragioni della distruzione della Biblioteca sono tuttora avvolte nel mistero. Quando scomparve, probabilmente in un grande incendio, il documenti e il sapere in essi contenuti andarono in gran parte persi.

La Biblioteca di AlessandriaDue millenni dopo la sua scomparsa, la biblioteca e il centro culturale sono stati ricostruiti e riaperti al pubblico nell'ottobre del 2002.

La Biblioteca d’Alessandria oggi è una notevole opera architettonica in grado di esprimere la più avanzata tecnologia ma evocando nello stesso tempo lo splendore dell'antica capitale tolemaica. Con i suoi 8 milioni di volumi è la più grande e più aggiornata biblioteca del mondo arabo.

Dettagli del muro esternoSingolare la sua struttura futuristica, che oltre la biblioteca contiene anche un Planetario e il Museo della Scienza. Il muro circolare esterno è fatto di granito proveniente da Assuan ed evoca la vastità dell'antico sapere con gigantesche lettere, pittogrammi, geroglifici e caratteri di ogni alfabeto conosciuto, incise sulla sua superficie. Il tetto, in parte vetrificato, inclinato verso il mare, assomiglia ad un circuito integrato ed è costruito in modo tale da convogliare la luce del sole sulle scrivanie delle sale di lettura. Disposta su sette livelli, la biblioteca contiene ben 2000 posti.

L'interno della bibliotecaAltra curiosità architettonica della biblioteca è il pavimento del foyer, con i suoi inseriti di mosaici ritrovati durante lo scavo delle fondamenta della biblioteca, presumibilmente appartenenti all’edificio originale. Alcuni disegni hanno un aspetto quasi contemporaneo, eppure risalgono a oltre duemila anni fa.