Per raggiungere la Valle dei re bisogna recarsi a Luxor, nell' Alto Egitto, a quasi 700 Km dal Cairo. Sulla riva orientale del Nilo s ierige imponente la città e tempio di Karnak, quì è situato il tempio di Luxor.
Luxor, che fino a poco tempo fa era una piccola città tranquilla, si e trasformata in un campione del turismo, approdo di molte navi da crociera. Per il viaggiatore di crociera lo sguardo scopre le falesie e le montagne libiche, che si ergono enigmatiche, selvagge e quasi ostili nell'aspetto sulla riva opposta. E' dietro questa barriera di montagne e sabbia, e dietro il circo roccioso di Deir el-Bahri, che si nasconde la Valle dei re, cuore di una regione isolata e arida che sovrasta el-Qurn (il corno).
Domina questa depressione la "cima", che, simile nell' aspetto a una piramide, veglia sulle sepolture reali da molti secoli. La leggenda vuole che dentro questa montagna viva Ia dea del silenzio. La leggenda riporta che Ia metteva a dura prova gli artigiani incaricati di costruire e decorare le tombe.
La Valle dei Re coincide con l'inizio di uno uadi scavato dalle piogge, che erosero il calcare e formarono una conca spesso oppressa da un'intensa calura. Per giungervi, bisogna seguire la strada che parte dall' imbarcadero, attraversare la zona coltivata e poi, penetrare il deserto e addentrarsi in un paesaggio di rocce e colline.
Questo percorso è lo stesso che seguivano, più di 3000 anni fa, le processioni funebri che conducevano i re d' Egitto alla loro estrema dimora. A nord del tempio di Sethi I, a Qurna, la montagna si muta in una barriera naturale. Al viaggiatore incute rispetto e annuncia la maestosità del luogo. Modellata nella preistoria dal corso dei torrenti e dalle piogge, la Valle dei Re si spacca in due rami; quello occidentale, il più ampio, comprende appena quattro tombe, delle quali due sono sepolture reali; quello orientale, la Valle dei Re vera e propria. Tale luogo ricevette il nome arabo di Biban el-Moluk, ossia "le porte dei re".

L'entrata del sito, fino alla costruzione della moderna strada d' accesso, era costituita da uno stretto passaggio, attraverso il quale si accedeva a un anfiteatro delimitato da
falesie dirupate. Un corpo scelto di polizia, alloggiato in una fortezza, vegliava su questa porta di pietra. Qualche sparviero, dei pipistrelli, una volpe del deserto e qualche cane sono i soli ospiti di questo paesaggio, insensibile al fluire dei secoli.
La scenografia naturale e di grande impatto per il turista. I muri di pietra sembrano altissimi, e l' impressione di isolamento e assoluta, nonostante le coltivazioni e il mondo esterno siano relativamente vicini. I suoni si diffondono in maniera sorprendente, tanto che i passi del visitatore risuonano di falesia in falesia.
L'afflusso dei turisti e l' intrusione della modernità non hanno cancellato la sacralità del sito. La Valle dei Re fu creata secondo uno spirito e in un universo radicalmente diversi dal nostro, regolato da un re semi dio, il faraone, e da un'economia fondata sulla prosperità del tempio. La Valle dei Re era e permane uno dei luoghi del pianeta in cui l'unione tra natura e spiritualità è palpabile.
Il sito non ha un aspetto funereo, ma al contrario, accoglie la luce, sia nelle sue rocce e nelle sue falesie, sia nella pace delle tombe. Luogo dal “paesaggio antropofago", la definisce giustamente Flaubert, nel senso che divora l' umano per far apparire il divino. Non è forse la Valle il "bell' Occidente", l'aldilà presente sulla terra e reso visibile? Il sigillo della Valle, inciso sulle porte delle tombe, raffigurava Anubi sovrastato da nove nemici incatenati. Queste nove figure simboleggiavano le forze del male e le potenze distruttrici che devono essere controllate e soggiogate. Anubi, custode dei segreti della mummificazione, è il dio che guida sui sentieri dell' altro mondo.
Come si spiega dunque questa attrazione per la Valle dei Re, questa fascinazione, se non con il fatto che essa custodisce le risposte alle domande più essenziali e ci fa partecipare, più o meno consapevolmente, al suo mistero? Per 5 secoli, esso fu inciso nella pietra e scolpito sulle pareti delle tombe; per l'Egitto, l'esistenza terrestre del Faraone era semplicemente un passaggio tra la luce dalla quale proveniva e i paradisi ai quali era ammesso in qualità di "giusto di voce".
Per raggiungere la vita eterna, fuori dal tempo e dallo spazio, occorre una scienza dell'aldilà che bisogna apprendere quaggiù, e le tombe della Valle sono consacrate proprio alla trasmissione di questa scienza. Non è un sovrano qualunque che resuscita, ma faraone, e attraverso di lui il suo popolo.

In questo luogo, che non lascia indifferente nessun visitatore, si celebra il gioco della vita e della monte.
La Valle dei Re è un luogo di vita perché le dimore dei
faraoni non si riducono a semplici sepolture, ma, grazie ai
geroglifici e ai dipinti, sono invece libri pieni di insegnamenti.
Forbin, direttore dei
musei della Restaurazione, durante una sua visita alla
"valle sacra" scrive:
"Tutto intorno a me diceva che l'uomo e qualche cosa solo grazie alla sua anima; idealmente re, e tuttavia fragile atomo per il suo involucro mortale, la sola speranza in un'altra vita può renderlo vincitore in questa lotta continua tra le miserie della sua esistenza e il sentimento della sua origine celeste… In questi luoghi oscuri, credevo di trovarmi in balia di un incantesimo, come accadde ad Aladino; mi sembrava di essere guidato dalla luce della lampada misteriosa, e di poter essere iniziato a qualche grande mistero".
Questo mondo chiuso, così sterile in apparenza, aveva un nome straordinario: sekhet aat, “la grande prateria”. Questo piccolo dettaglio mostra lo scarto che esiste tra la visione egizia della morte e la nostra. Le pietre della Valle e le sue tombe sono la traduzione palpabile di un paradiso celeste che consigliamo a tutti di visitare, e vedrete che le emozioni non mancheranno.